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La riscoperta di un'antica razza

La razza Cinta Senese ha origini molto antiche, tanto che, in un affresco del 1338 conservato a Siena, intitolato “Allegoria del buon governo”, opera di Ambrogio Lorenzetti, è ritratto un suino che già mostra fissate genericamente le caratteristiche della Cinta, ma anche in Umbria la presenza di suini cintati è ampiamente documentata sin dal XV secolo con dipinti e affreschi.
La Cinta è un maiale di taglia media, con cute nera, setole nere poco folte ed una caratteristica fascia bianco rosata che cinge il torace, spalle, garrese e arti anteriori. Il muso è più allungato e stretto rispetto alle altre razze di maiali, frutto dell’adattamento ad uno stile di vita più rustico. La Cinta è infatti tuttora allevata all’aperto con ricoveri per proteggere l’animale dalle intemperie.
Grazie all’allevamento allo stato brado e semibrado, l’alimentazione di questi animali è costituita dai prodotti naturali del sottobosco: castagne, ghiande di quercia e di cerro, radici, arricchita poi con cereali e alimenti proteici di origine vegetale.
Fino agli anni ’50 quasi tutte le famiglie contadine allevavano suini e qualche Cinta.
A partire però dagli anni ’60- ´70 anche in Umbria è iniziato il declino delle razze suine autoctone tradizionali. La sostituzione con tipi genetici nuovi (più prolifici e di taglia superiore), ha portato alla completa scomparsa di razze autoctone umbre come la Cappuccia e la Macchiaiola. Per quanto riguarda il territorio umbro, grazie all’azione iniziata dall’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura di Perugina e poi proseguita dall’Associazione Provinciale Allevatori di Perugina, sono stati conservati suini di Cinta in purezza. Questo ha premesso l’attuale recupero della razza Cinta, evitando il pericolo di estinzione, e ci ha dato la possibilità di riscoprire antichi sapori.

